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Nucleare

Il paradosso della sostenibilità nucleare

Il 2003 ha visto un esplosione del mercato dell’economia ”borghese” e la dirigenza cinese ha dovuto fronteggiare un deficit energetico arginato solamente dai ripetuti black-out imposti dal governo; sicuramente una politica non mantenibile né tanto meno strategica per un paese interessato a divenire il gigante economico di riferimento del mondo asiatico.
In un tale scenario non resta che valutare il valore e le prospettive dell’opzione nucleare nel settore energetico. Seguire la via del nucleare sembrerebbe quasi una via forzata per l’establishment del PCC grazie anche al proprio status di maggiore potenza nucleare del mondo asiatico. In più la Cina condivide gran parte dei suoi confini meridionali con due dei suoi maggiori concorrenti nella corsa all’uso dell’energia nucleare (sia per scopi bellici che non) ovvero India e Pakistan. Il mantenimento di questa supremazia è certo fondamentale per ottenere i risultati di leadership politico economica prima detti. Il valore dello status, in ogni settore della società sia esso economico o scientifico, non va sottovalutato se si intendono studiare le possibili decisioni politiche future della Cina. Non è un caso che Pechino abbia investito diversi miliardi di dollari in un progetto spaziale dal sapore un po’ retrò di guerra fredda culminato con il lancio in orbita del primo cittadino cinese nell’ottobre scorso.
Ragioni d’immagine e ragioni di effettivo bisogno: tutto ciò ha reso appetibile l’opzione nucleare che attualmente, nonostante un discreto stato della ricerca nel settore, copre meno del 3 % del fatturato annuo d’energia. D’altronde lo sforzo nel settore della fissione si è espresso fino ad ora soprattutto all’interno della compagine bellica della Guerra Fredda quando la Cina ha sviluppato un arsenale nucleare di tutto rispetto, assolutamente predominante rispetto a quello delle potenze nucleari che la circondano (Russia esclusa).
Qualcosa sta sicuramente cambiando nelle strategie d’utilizzo del fattore nucleare da parte del partito comunista al potere. Vi sono importanti esempi che mostrano come la tendenza sia ad un utilizzo sempre maggiore dell’energia nucleare per sopperire all’insufficienza energetica ed ai danni all’ecologia compiuti dallo sfruttamento intensivo del carbone e dell’energia idroelettrica. Per dare un idea la Cina ha già in attività sette centrali nucleari, le quali non solo hanno alleviato la carenza di energia elettrica nelle zone costiere, ma hanno spinto lo sviluppo del settore del combustibile nucleare del paese, aumentando la produzione industriale della zona. Contemporaneamente il governo cinese sta costruendo nelle sue aree costiere quattro centrali nucleari che dovranno entrare in funzione verso il 2005.
Proprio il 2005 sarà un anno importante per verificare lo sviluppo del settore dell’energia atomica a scopi civili: la capacità installata di energia nucleare della Cina dovrà elevarsi a 8,7 milioni di KW dagli attuali 5,4 milioni, secondo quanto dichiarato da Xu Yuming, alto funzionario dell’Istituto dell’Energia Atomica dello Stato, alla recente cerimonia di inaugurazione della quinta Fiera Internazionale dell’Energia Nucleare che si è tenuta nella città costiera di Shenzhen nel sud del paese. Che non si sia trattato di un evento di pura propaganda del regime, per vantarsi di progetti e risultati non realistici, lo dimostra l’enorme attenzione degli esperti internazionali di settore. Decine di rinomate società di energia nucleare di Stati Uniti, Germania, Giappone, Francia, Finlandia, Russia e Inghilterra hanno partecipato all’esposizione presentando reattori nucleari, generatori elettrici, dispositivi per la sicurezza nucleare e tecnologie nucleari di ultima generazione.
Soprattutto con la Francia il presidente cinese Hu Jintao sembra trovare partner interessati a sviluppare l’attività di ricerca e produzione nel settore nucleare. Lo scorso 24 gennaio il leader cinese si è recato in visita ufficiale all’Eliseo, dove è stato accolto con tutti gli onori da presidente francese Chirac che, lungi dal sollevare considerazioni sui diritti umani, ha potuto concludere con questo interessanti affari economici. Alcuni degli accordi commerciali presi prevedono anche la collaborazione con la Commissione di Energia Atomica Francese per un progetto di reattore a fusione nucleare. Interessanti, non solo dal punto di vista energetico, le dichiarazioni rilasciate dal Prof. Jean Vincent Brisset, dell’Istituto delle Relazioni Internazionali di Parigi che ha parlato di “sogno di una grande partnership con la Cina per controbilanciare la potenza americana”. Comunque tale alleanza sul fronte energetico con la Francia non ha certo un carattere di novità se si pensa che già le prime quattro centrali nucleari cinesi sono di fabbricazione francese.
Alleanze internazionali o meno la leadership cinese dimostra di capire l’importanza del settore energetico nel determinare il futuro del proprio paese nel prossimo mezzo secolo. Paradossalmente la volontà di incrementare la produzione nucleare in Cina dipende anche da questioni di “salvaguardia” dell’ambiente. A causa dell’utilizzo massiccio di carbone, secondo l’istituto di ricerca Worldwatch, nei prossimi 10 anni la Cina sorpasserà gli Stati Uniti come maggior produttore di inquinamento al mondo, ed è chiaramente un dato incredibile se si pensa ai limitatissimi tassi di consumo della maggioranza della popolazione cinese. Anche i dati ufficiali confermano il bisogno per la popolazione cinese di convertire lo sfruttamento energetico di carbone in una fonte energetica differente, sia questa idroelettrica o addirittura nucleare: nel 1999 soltanto un terzo di 338 città della Repubblica Popolare superavano con successo i test di verifica governativi di qualità dell’aria (i cui standard sono chiaramente di molto più ampi di quelli adottati in campo internazionale).
Questo spiegherebbe anche l’interesse mostrato dalla dirigenza cinese a comparire come partner importante anche in collaborazioni di un certo rilievo nel campo della ricerca sull’energia atomica del genere “a fusione” ovvero “pulita”. La Cina ha, infatti, partecipato come finanziatore attivo del progetto ITER (International Experimental Reactor) un progetto di sperimentazione per la costruzione del primo reattore termonucleare che dovrebbe assegnare a breve l’appalto di circa 10 miliardi di dollari ad uno dei due paesi candidati (Giappone o Francia).
La Cina è tuttora un paese classificabile tra quelli in via di sviluppo ed è quindi erroneo sopravvalutare le sue capacità di progettare ed attuare un vasto progetto di creazione di centrali nucleari. Anche i singoli progetti di espansione, come ad esempio quelli per il complesso nucleare della Baia di Daya vicino ad Hong Kong, continuano a ritardare. Inoltre le energie spese nell’espansione di altre fonti energetiche, richiedenti un minor grado di sviluppo tecnologico stanno sicuramente ritardando un settore nel quale la Cina si sta ancora proiettando, e non potrebbe essere altrimenti, in maniera più sperimentale che effettiva.

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